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Il Festival Città delle 100 scale ospita Jan Fabre, grande sovversivo del teatro e della visual art, protagonista della scena artistica internazionale, difficile da collocare in una corrente artistica. Nato in Belgio ad Anversa cinquantasette anni fa, è ormai una star internazionale dell’arte contemporanea, dirompente e totalizzante in ogni sua attività di regista, performer, visual artist. I suoi quadri giovanili, sono ormai valutati qualche milione di euro, e le performance da lui create sono di forte impatto e di grande richiamo.

Teatro Francesco Stabile
giovedì 22 ottobre, ore 20.30
JAN FABRE
Attends, attends, attends... (pour mon père)
testo, direzione e coreografia Jan Fabre
con Cedric Charron
coproduzione Montpellier Danse

 

Università degli Studi della Basilicata
Aula Eurifamo (via Nazario Sauro)
mercoledì 21 ottobre 2015, ore 16.30
Seminario di studio in collaborazione con l’Università degli Studi della Basilicata Dipartimento di Scienze Umane (DiSU)

...e, tuttavia, danzo molto quando disegno
Jan Fabre, metamorfosi e trasformazione nella ricerca di un grande artista contemporaneo
Intervengono
Francesco Scaringi, direttore Festival Città delle 100 scale
Mariadelaide Cuozzo, docente di Storia dell’arte contemporanea Università degli Studi della Basilicata
Brunella Buscicchio, critico d’arte e curatore

 

 

Nei suoi lavori teatrali, Jan Fabre ha mantenuto sempre centrale l'esperienza della corporeità

Voglio sottoporre a torture il mio corpo.
Far soffrire il mio corpo.
Far resuscitare il mio corpo. in modo da poter staccare, mediante questo processo di morte e rinascita, il mio corpo dalla realtà per donarlo all’arte


mentre, nelle arti visive, sua caratteristica è l'uso di insetti, dal cui mondo è mutuata l'idea di metamorfosi come metafora dell'opera artistica, per una sorta di richiamo al presunto antenato, l'entomologo J.-H. Fabre.

Il teatro di Fabre è fatto di figure perturbanti, ambigue e satiresche, che rompono gli argini della normalità, mostrando l’istinto e l’irrazionalità che la società ci ha negato. Rivelando le inclinazioni più oscure di uomini e donne, ne trova i limiti e li oltrepassa con furore rappresentativo.

Così gli attori appaiono quali cerature surreali, in preda a una sorta di follia, che compiono azioni discordanti e frammentarie. Le danze si caricano di elementi ripetitivi, sono eccessive e convulsive, parodiando le posizioni gerarchiche della danza classica. Un’idea del balletto classico che può essere associata a quella di addomesticamento dell’uomo in animale sociale, al quale si contrappone il tumulto dei corpi in eccesso.

“Il mio – ha affermato Fabre – non è teatro psicoanalitico, ma fisiologico. Cerco a mio modo d’insegnare che il corpo è un incubatore di reazioni chimiche e fisiologiche”. Le emozioni che gli attori esprimono non sono celebrali, ma sono emozioni primarie, le quali mostrano che la natura è assolutamente non psicologica, non poetica, non stoica, ma completamente anonima.

 

L'opera in scena a Potenza, Attends, attends, attends... (pour mon père), s'ispira alla stessa vita di Cédric Charron, il performer protagonista. Vestito tutto di rosso e con una bombetta in testa, Charron emerge da una fitta coltre di fumo. Il novello Caronte avanza remando e tenendo in mano una lunga asta. Diradandosi la nebbia rivela la danza istintiva, violenta, animalesca, ossessiva e tenera di un figlio che rivolgendosi al padre lo supplica a più riprese di aspettare (“Aspetta, aspetta, aspetta…”) per potergli parlare, per rinviare la morte. È una discesa agli inferi intesa come luogo di transito.
Mai come in questo spettacolo l'appellativo di "guerriero della bellezza" ben si addice allo straordinario performer Charron, che mette in scena la sua storia personale, un viaggio spirituale ed emotivo sull'altra sponda del tempo. Lì vuole condurre il padre al quale si rivolge per tutto il tempo per prepararlo e accompagnarlo nell'ultimo passaggio della vita. Esaurito il suo appello, anima vagante e tremula, traghettatore dei vivi, stancamente remando ritorna nella nebbia per scomparire in essa.