Con lo spettacolo di Gommalacca Teatro si chiude la settima edizione del Festival Città delle Cento Scale.
Teatro Piccolo Principe
lunedì 21 dicembre, ore 20.30
GOMMALACCA TEATRO
N.M.O. Tavolo 11
Stati mimimali del teatro
di e con Mimmo Conte e Carlotta Vitale
scenografia e disegno luci Paolo Baroni
collaborazione alla scrittura scenica Vittoria Smaldone
Mimmo Conte, attore e regista, e Carlotta Vitale, attrice e autrice, che moderano un tavolo di discussione su “Gli Stati Minimali del Teatro”, il Tavolo 11, Tavolo Italia, che, avvertono, è l’ultimo di una serie infinita di convegni. Lo spettatore si trova catapultato negli attimi che precedono il crollo del teatro sulla testa degli artisti, e assiste ad un dibattito sul tema che si svolge tra diversi tavoli sparsi in ogni parte del mondo, ai quali i due conduttori chiedono di dare il loro contributo. Ma poi, come spesso accade nella contemporaneità e, soprattutto, nella realtà descritta, le cose cambiano e, per comprenderne il senso, si avverte la necessità di ritornare all’origine. Al teatro, punto di arrivo e di partenza di quest’opera teatrale, che di teatro e non solo vuol parlare.
La scenografia è stata realizzata dal maestro Paolo Baroni, scenografo ed illuminotecnico, il quale lavora da oltre quarant'anni nel teatro, con esperienze che vanno dall'opera lirica ai burattini, dalla danza al teatro di prosa.
Lo spettacolo prende origine dall’incontro con un bambino affetto da autismo, un disturbo neuro-psichiatrico, per cui chi ne soffre si distacca dalla realtà con una prevalenza della vita interiore ed è pensato come il progetto di una mente autistica che cerca di riorganizzare la propria malattia. Come a generare un nuovo possibile linguaggio o ad annientarlo. Si tratta appunto di “una nuova malattia organizzata”.
“Questo distacco dalla realtà è ciò che riteniamo più inafferrabile e che sappiamo continuerà a sfuggirci; anche la vita interiore rimane un mistero in quest’opera”, spiegano Mimmo Conte e Carlotta Vitale, autori e attori dello spettacolo. “Come in ogni processo creativo in quest’opera c’è la volontà di tradurre in scena la realtà che percepiamo. Ovviamente cercheremo di tradurre ciò che avvertiamo necessario dire e per questo sbaglieremo, dando importanza a cose che non ne hanno e trascurando ciò che rimane, con il risultato seguente, l’opera diventerà spettacolo e sarà lontano anni luce da ciò che l’aveva originata”.
